INTERVISTA A WALTER PAGGE

Intervista a Walter Pagge, taglialegna che si occupa dei tagli dei boschi e di alcuni nuovi impianti a biomassa nel parco a Stupinigi.
Intervista raccolta nell’estate del 2015 a cura di Anna Beltrami.
Walter Pagge è nato nel 1971 a Savigliano.


foto storica su Stupinigi raccolta dall’associazione 4click di Nichelino nel 2014

Anna: In che cosa consiste la tua attività?

Walter: Io sono anche un inquilino, lavoro nel settore forestale del legno, nel commercio del legno. Abbiamo due ditte diverse, andiamo prima a pulire i boschi con una ditta, e con l’altra invece tagliamo, compriamo legno. Ci interessa anche avere del legno di proprietà, allora o i terreni sono nostri, o se troviamo dei terreni che possono andare come prezzi, perché purtroppo certe volte i prezzi degli affitti sono alti, affittiamo e piantiamo, e poi dopo ce lo gestiamo noi per un tot di anni. Qua mi pare che abbiamo un contratto di dieci anni.

Anna: Da quanto tempo lavori qui a Stupinigi?

Walter: Da circa tre anni. Io abito a Cercenasco, sono un affittuario dei terreni, non dei caseggiati. Io sono qua, abbiamo una sede legale qua perché ho mio cognato che è dentro la mia società che abita ad Orbassano, Tetti Valfré. Sono anche dentro ad un’associazione del posto, “Stupinigi è”, sono uno dei diciotto soci fondatori.

Anna: Come sei venuto a sapere di questa opportunità?

Walter: Perché ho sempre lavorato anche un po’ qua, già anni indietro, sono tanti anni che facciamo questo lavoro di comprare e vendere piante. Ancora quando c’era l’ex Ordine Mauriziano venivamo già qua nel parco a tagliare. Tutti gli affittuari bene o male mi conoscono, io li conosco, allora è poi da lì che era partita “Cià, facciamo un’associazione, vieni anche te”, perché io sono quello che taglia gli alberi e gestisce un po’ il parco.

Anna: Mi puoi raccontare in modo più approfondito in che cosa consiste il tuo lavoro?

Walter: La mia è una ditta a tutti gli effetti di commercio, noi acquistiamo, o tramite appalti pubblici o tramite privati, pioppeti o qualunque cosa, poi abbiamo delle squadre che vengono a tagliare per noi e poi ci sono dei trasportatori. Poi sezioniamo il legno, ricaviamo dei tronchi da lavoro per farli diventare dei tavoli, dei mobili, il restante passa nella biomassa, e poi con i tronchi più piccoli, meno belli sono quelli con cui fanno la carta.

Anna: Come si chiama la tua ditta?

Walter: Io ho una società semplice che si chiama “Pagge Walter”, mio cognato è coadiuvante con me, era mia poi è entrato anche lui. Abbiamo dei macchinari che servono a pulire i boschi, perché quando uno taglia la pianta rimane la radice, rimangono dei rami, poi bisogna fare l’aratura. Noi abbiamo tutte le macchine necessarie, prepariamo i terreni, così diventano di nuovo pronti per fare coltivazioni di mais o qualunque cosa, per ripiantare pioppo e produrre biomasse. L’altra attività si chiama “Alma verde energia”, perché il nostro lavoro primario è trasformare questo legno in biomassa, diventa tutta energia alternativa.

Anna: Il tuo lavoro nel parco di Stupinigi quando è cominciato?

Walter: Molti anni fa, anche già da prima come dicevo. Adesso si chiama Ente Parco, prima c’era l’Ordine Mauriziano, tutti gli anni andavano all’asta dei pioppi, dire quanti anni non lo so, ma sono molti anni che veniamo in questo parco ad acquistare. Adesso c’era un po’ di lavoro, perché era stato un po’ di anni fermo, c’erano questi piantamenti da togliere perché il pioppo, come il mais, quando finisce il suo ciclo va tolto. Sono stati dimenticati un po’ quando c’è stato il cambio per cui dall’Ordine il parco è passato alla Regione, adesso i pioppi sono stati tolti, e in parte quei terreni sono stati destinati a certe aziende agricole qua nel parco, per coltivazioni, mais o meno. Altri terreni li ho affittati io, anche lì perché erano all’asta, liberi. Adesso man mano che togliamo questi pioppi, facciamo la pulizia con questi macchinari, facciamo l’aratura e poi andiamo a piantare per la biomassa sempre pioppi, però sono piantati molto più fitti. Li lasciamo tre, quattro anni, poi li tagliamo, e va quasi tutto a fare biomassa per fare energia.

Anna: Mi puoi parlare invece un po’ di come è il rapporto all’interno dell’associazione “Stupinigi è”?

Walter: Adesso è tutto un po’ in una fase di partenza. Siam partiti come un gruppo di amici, io vedo che tutte le cose che partono bene devono partire da amici. Non è che siam partiti dicendo dobbiamo fare questo per guadagnare un milione di euro, assolutamente, qua non è per guadagnare, è per promuovere un qualcosa. Per dire, facciamo qualche attività dentro il parco così forse il turista viene e mangia dai due ristoranti che ci sono, poi Bertola è partito con le paste di meliga, lui sta partendo bene con queste bestie e la macelleria. Petitti Lorenzo, il geometra, ha affittato una ex fagianaia: l’hanno messa a pennello, bellissima, ed è diventato un bed and breakfast, qua dietro, in mezzo al parco, comodissimo ed è bella come zona e lui è bravo a portarlo avanti. Adesso da un anno circa siamo riusciti grazie a un architetto di Piscina che ha fatto tutta una pratica di contributi con le banche, a prendere un buon tot di soldi dalle banche ed è stato ristrutturato tutto un locale in questi cascinali. Noi come “Stupinigi è” affittiamo dalla Regione e facilmente diventerà un info-point, però tutto con calma, perché noi abbiamo tutti le nostre attività e queste cose le facciamo poi dalle nove e mezzo di sera a mezzanotte, trovandoci ad un tavolo, ridendo, scherzando, mangiando il salame e parlando di cose serie. È anche piacevole perché andiamo avanti così, ridendo e scherzando, ad esempio a ottobre abbiamo fatto una mega tavolata in mezzo alla strada, abbiam chiuso le strade e l’abbiam fatta come “Stupinigi è”. L’abbiam deciso una sera per ridere, ma è passato un mare di persone. Da lì si sta andando avanti. Diciamo che quattro anni fa nessuno faceva niente, sarà poco però è un inizio, poco per volta. Qui l’ambiente è diverso, per dire a mezzogiorno finisco e vengo a mangiare da Lino, però c’è tutta un’atmosfera più bella, fai due battute perché sei dentro l’associazione. Qua è quasi un’oasi naturale dove sembra che vivi meglio lavorando, lavoriamo sempre come da altre parti, però in un modo diverso. È diverso perché nei pioppeti normali noi entriamo e tagliamo, qua quando ci danno degli appalti per pulire una strada si lavora in un altro modo, perché qua è tutto autorizzazioni, una pianta deve restare in piedi, l’altra devi tagliarla…forse è anche più bello che andare nel classico bosco.

Anna: È aumentato il lavoro negli ultimi anni?

Walter: Purtroppo come qualunque altro lavoro oggi la crisi ha toccato un po’ tutti. Bisogna fare attenzione con chi lavori, perché poi il succo di tutto questo è portare a casa i soldi, se non hai i soldi non puoi pagare l’Ente Parco, non puoi pagare il privato che ti vende il materiale. Forse in questo periodo il nostro lavoro è anche un pelo più alto che nel 2011/2012, perché purtroppo molte aziende hanno chiuso. Solo nel nostro circondario diversi commercianti come noi sono falliti, e quando ne chiude uno certe volte prendi un po’ il suo posto, ma non è mai bello vedere il tuo vicino che chiude, che fa il tuo stesso lavoro, ti dici “Chissà se la prossima volta tocca a me”. Oggi non è che possiamo lamentarci, di lavoro ne abbiamo tanto, facciamo però sempre molta attenzione con chi lavorare per portare a casa i soldi, perché è molto pericoloso.

Anna: Mi parli dei piantamenti di biomassa?

Walter: Sono dei piantamenti fitti, piantati circa tre per due, tre metri e venti da una fila all’altra, e circa un metro e mezzo/due, due e venti da una pianta all’altra. Questo perché sono dei piantamenti che non devono diventare tanto grandi, quando hanno quattro o cinque anni poi vengono macinati, ci sono dei cippatori, delle macchine con cui tagliamo la pianta, la mettiamo dentro a queste macchine ed esce un materiale tutto sminuzzato, quello finisce nelle caldaie.

Anna: È aumentato negli ultimi anni?

Walter: Eh si, perché le prime caldaie in Italia erano sette, otto anni fa, e adesso ne hanno costruite molte. Questo lavoro è aumentato molto, anche se certe volte non è ben visto, perché, io questo non riesco a capirlo, dal momento che uno dice “Ah, c’è una caldaia a biomassa”, allora la prima cosa che pensano è che bruciano rifiuti. Io non so perché la gente parte subito con l’idea…è una classica stufa di una casa, la vecchia stufa della nonna, grande, che va a scaldare olio o acqua, dipende come sono fatti questi impianti. È legno a tutti gli effetti.

Anna: Le tue speranze future? Come vedi il tuo lavoro tra dieci anni?

Walter: Spero che mio figlio o qualcuno abbia voglia di darmi una mano! [ride]

Anna: Quanti figli hai?

Walter: Due, un figlio e una figlia. Mia figlia ha tredici anni e il figlio ne fa sedici a settembre. Scuola non è che gli piaccia così tanto, infatti dice sempre “Io voglio smettere così vengo con te”, ma non è quella la ragione per smettere. Io vedo che facendo quello che chiede il mercato il futuro c’è. Certe volte magari uno pensa “Mio nonno faceva questo lavoro e io devo portarlo avanti come lo faceva mio nonno”; secondo me non è più il periodo. Noi nell’anno certe volte cambiamo tre o quattro volte il modo di lavorare, non è che lo cambiamo radicalmente, però non è detto che una volta si lavora in un modo e poi devi cambiarlo, perché se non cambi certe volte non c’è richiesta di alcuni materiali, allora se ti fermi lì ti manca il lavoro. Il futuro c’è se davvero l’Europa o anche la Provincia, la Regione, davvero iniziano a dare dei finanziamenti, perché più nessuno pianta. D’altronde uno dice: “Ma io ho il terreno, mi pagano l’affitto, perché devo andare a piantare una cosa che sta dieci, undici, dodici anni lì e non prendo una lira?”. Forse la mentalità di cinquanta anni fa era diversa, ma adesso uno che abbia venticinque, trent’anni, a cui suo nonno ha lasciato un pezzo di terra, dice “se lo affitto, prendo i soldi tutti gli anni, non ci devo pensare”. Perché poi in undici, dodici anni hai il rischio che arrivi un uragano che ti spacca le piante, il problema è quello. Allora bisogna incentivare a piantare, perché poi le piante mancano. E quando son mature bisogna tagliarle, non sempre star lì a venir matto che questa non si può tagliare, quella… perché il pioppo è una coltivazione a tutti gli effetti, tale quale il mais, veloce. Per me di lavoro ce ne sarà in questo settore, la vedo così. Forse sono troppo ottimista, non lo so, però spero sempre che sia meglio. I tempi son duri per tutti e conviviamo.

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