CENNI STORICI DI STUPINIGI – 8° puntata

Anno IX N.2,  Dicembre 1982
Stupinigicenni storici – (8° puntata)

Nella prima parte dei cenni storici su Stupinigi ho cercato di ricordare persone e personalità che ivi operano, gli avvenimenti svoltisi nella cerchia del Castello Vecchio e della successiva R. Palazzina durante il suo sessantennale sviluppo, tenendo presente come base di considerazione i territori, le località originarie e meglio quelle tardi medievali succedutesi a tale epoca con l’ingresso dell’Ordine Mauriziano. In questa seconda parte cercherò di ricordare inizialmente le vicende e gli avvenimenti succedutisi nella Comunità di Vinovo a cui Stupinigi fu legata ed unita da stretti vincoli feudali e comunali per circa 150 anni; ed in Vinovo da Commenda Mauriziana di Stupinigi estese nel secolo XVIII il massimo del suo sviluppo territoriale, dal capoluogo al gruppo delle Torrette, a Vicornanino e parzialmente alle Piniere.

Come è stato già segnalato la superficie iniziale del territorio era di G.te Piemontesi 1647 circa (Ettari 624) mentre con l’andare degli anni essa si è ampliata e moltiplicata di parecchie volte in seguito a donazioni Regie, ad acquisti ed alla donazione Pontificia diPapa Clemente VIII di Gonzole nell’anno 1604. In primo luogo viene da ricordare il territorio della Comunità di Vinovo, a cui Stupinigi fu ancorato come accennato per circa 150 anni in gran parte feudale, di origine molto antica e di cui tratteremo in seguito.

Facevano corona alla Commenda di Stupinigi: la nobile famiglia Parpaglia proprietaria di quasi tutta la località omonima, poderi, selve, Castello rinnovato verso la metà del ‘700 ma che conserva tuttora oltre alla torre merlata alcune vestigie rinascimentali del 1500 circa; i Conti Asinari Piossasco di None comproprietari di una limitata fascia del tenimento Parpaglia; i Conti Ravetti diQuassolo proprietari della vasta zona di Vicomanino con podere e Cappella annessa (demolita) composta da coltivi e boschi Conti di Cavoretto titolari del feudo Belriparo con Castello scomparso a cui succedette in parte Conte Bernardino di Selve; i Vassalli poi Conti Umoglio della Verna a cui succedette più tardi il Conte Rasini di Mortigliengo, il Conte Cesare Giustiniano Alfieri d S. Martino Marchese di Sostegno; il Conte Alberigo Carlo Giuseppe Ristorto di Borgaretto (Borgarato) i Conti Gromis di Drosso; il Conte Alberico Balbiano di Viale della Pallavicina, il Conte Nicolao Occelli di Nichelino; il Conte Richelmy di Bovile.

Questi sono i nomi che ritengo ricordare, ma altri proprietari minori possedevano beni, per la maggior parte allodiali sparsi in tutta la periferia del comprensorio di Stupinigi fra cui frati Carmelitani di Vinovo, con convento poco prima dell’attuale ponte (che allora non esisteva) sul torrente Chisola, che qualche volta celebravano anche la S. Messa nella vecchia Chiesa di Stupinigi, proprietari diuno dei vecchi poderi idi Piniere denominato Piccolo di circa 60 G.te superficiali.

Ma ad est della Commenda di Stupinigi esisteva il territorio più importante, il feudo maggiore per la sua estensione e per le singolari personalità che lo possedevano, per il suo monumentale Castello riformato in più circostanze, ora saggiamente acquistato dal Comune di Vinovo e posto a lato del complesso urbano del suo abitato. Si tratta dei sigg. Della Rovere di Vinovo antica famiglia Piemontese che risulta già presente nella località in un atto d’archivio del 28 luglio 1086, autore dì esso Aimone Della Rovere possessore di altre terre, affine alla famiglia dei Della Rovere di Savona da Cui discesero i papi Sisto IV (1471) e Giulio II (1503).

Nel 1364 i sigg. Della Rovere mediante investitura del principe Giacomo d’Acacia Signore del Piemonte risultano unici titolari ditutto il vasto feudo di Vinovo che conservarono per alcuni secoli. Imparentati con numerose nobili famiglie del Piemonte, consolidarono e svilupparono la loro autorità feudale anche su altri siti durante 14 successive generazioni, l’ultima delle quali si estinse nel 1692.

Il feudo secondo una nota del 31 agosto 1576 era nobile, ligio e paterno. Ricordo le alte personalità ecclesiastiche che fecero parte diquesta nobile famiglia che onora Torino ed il Piemonte che oltre al castello accennato possedeva un palazzo in Torino più o meno nelle adiacenze dell’attuale Chiesa di S. Teresa.

1) Cristoforo Della Rovere Cardinale Arcivescovo di Moutiers (Svizzera), Governatore di Castel S. Angelo, Consigliere Ducale, Giudice della Val Susa, morto a Roma il 1° febb. 1478 all’età di anni 43.

2) Domenico Della Rovere fratello del precedente affine di Papa Sisto IV (Francesco Della Rovere), 1478 Arcivescovo di Moutiers, Cardinale idi S. Clemente, 1483 Cardinale Vescovo di Torino ove riedificò la Cattedrale di S. Giovanni Battista terminata nel 1498, morto a Roma il 22 aprile 1501.

3) Giovanni Ludovico Della Rovere cugino in primo grado del precedente, nel 1493 suo Vicario generale della diocesi Torinese, 28 novembre 1499 Vescovo di Torino, morto verso il 1510.

4) Giovanni Francesco Della Rovere nipote del precedente, 1510 Vescovo di Torino, 21 maggio 1515 eletto 1° Arcivescovo di Torino morto a Bologna 31 dicembre 1515 sepolto a Torino.

5) Antonio Della Rovere fratello dei precedente, 1514 Protonotario e Proposito di Torino, 1518 c. Vescovo di Adem nella Gujenna, restauratore della Chiesa di S. Dalmazzo di Torino retta dai Frati Antoniani di S. Antonio Ranverso.

6) Giulio Della Rovere nel 1627 Abate di S. Gennuario e S. Marco morto nel 1631.

7) Gerolamo Della Rovere figlio di Lelio 1°, 1549 Vescovo di Tolone e ambasciatore presso il Re di Francia, 11 maggio 1564 Arcivescovo di Torino 1586 Cardinale morto in Roma il 26 gennaio 1592 all’età di anni 61 pendente il Conclave, lui papabile, per la nomina del nuovo Papa, eletto poi Clemente VIII.

8) P. F. Stefano Della Rovere di Vinovo nato ivi nel 1545 capuccino professo nel 1575, Predicatore Apostolico nelle valli di Pinerolo dal 1575 ai 1596, morto nell’anno 1604 in età di anni 69.

9) Gerolamo Della Rovere figlio di Lelio 2°, Abate di S. Gennuario e S. Mauro, ambasciatore straordinario di Francia, 1660 Vescovo di Vercelli, morto ivi il 20 gennaio 1662.

Con la morte del Vescovo di Vercelli Della Rovere senza eredi una parte del feudo di Vinovo passò alle Regie finanze e successivamente all’Ordine Mauriziano o meglio alla Commenda di Stupinigi.

All’inizio dei secolo XVI i Signori Della Rovere suddivisero il feudo di Vinovo in due parti rappresentate da due rami distinti e staccati facenti rispettivamente capo a Gerolamo 1°, sposo di Maria Grimaldi di Monaco, ed a Lelio I° sposo di Giovanna Piossasco di None. I due suddetti rami in seguito si estesero totalmente uno con Carlo II (secondo) Della Rovere Conte di Cercenasco ultimo dei nobile casato morto nel 1692, sposato ma senza prole, l’altro con il Vescovo di Vercelli morto, come ricordato nel 1662, senza discendenze.

La parte di quest’ultimo in base alle leggi feudali dell’epoca passò subito disponibile senz’altro alle Regie finanze sabaude (diretto dominio), mentre quella del primo, Carlo II Marchese di Cercenasco (titolo acquisito dalla nonna paterna Amedea Alerano Valperga), passò più tardi con atto 16 febbraio 1680 redatto in Carignano alla presenza del Parroco di Vinovo Don Pietro Garavoglia, al Conte Agostino Carlo Francesco Delle Lanze figlio naturale del Duca Carlo Emanuele II, con diritto di riscatto in caso di nascita di figli maschi che, come previsto, non nacquero; prezzo lire 45.000 d’argento pari a 900 ducatoni, anticipati ducatoni 6000.

Il Duca Vittorio Amedeo di Savoia approvò il passaggio di investitura mediante atto formale dei 18 aprile 1680, in base al quale il Conte Agostino Delle Lanze tramite procuratore in veste idonea, prestò valida fedeltà al Duca stesso mediante l’impugnatura sguainata della spada e 1’abbracciamento secondo i riti e le formalità feudali.

A Carlo Agostino Delle Lanze successe il figlio Vittorio Amedeo Cardinale Delle Lanze, Vescovo titolare di Nicosia, Abate di. S. Benigno Conte di Sales il quale con atto 15 ottobre 1732 regito Castiglione cedette e dismise i feudi di Vinovo e di Sales con tutti i beni e ragioni di sua pertinenza al Regio patrimonio alle condizioni accettate con Regie Patenti di Re Alberto Emanuele III in data 2 ottobre 1732, fra cui l’assicurazione di una annua pensione di lire 6000 a favore del rinunciante, reversibile in caso di premorienza a suo padre Agostino estromesso dagli stati Sabaudi; inoltre versamento una tantum di lire 25.000 al Conte Malabaila di Canale a titolo di transazione per l’estinzione di alcuni interessi sul feudo.

Le terre, Castello e beni in genere di Vinovo pur appartenendo alle Regie finanze, fin da quell’epoca furono amministrati da rappresentanti dell’Ordine Mauriziano tramite la Commenda di Stupinigi e l’Architetto Prunotto progettò e tracciò subito la nuova strada Stupinigi-Vinovo (attuale) terminata in linea di massima nel 1740 congiungente i castelli omonimi, fiancheggiata ai lati lungo tutto il percorso da due fitti filari di robusti olmi campestri.

Le regie finanze, cioè il Re, acquistano con atto 19 luglio 1741 dalla Comunità di Vinovo anche il podere Vermanino (a Sud diVicomanino adiacente alle Torrette Vecchie) di Giornate Sup.li 137  Tav. 8 per lire 21971 soldi 15 composto da prati boschi e gerbidi da aggiungere alla Commenda di Stupinigi.

Mediante Sovrano manifesto del 14 febbraio 1748 viene decretato l’affrancamento della metà dei feudo di Belriparo (fra Stupinigi e Vinovo) colli annessi beni, ragioni diritti e prerogative feudali, di cui erano concessionarie le dame Maria Delfina Leone e Maria Ignazia Alfieri di Cavoretto, deputando il notaio Carlo Giuseppe Anselmo economo Procuratore del Regio, patrimonio di Vinovo diregolarizzarne il pasaggio.

Detto feudo però, diritti e ragioni feudali, con successive Regie patenti 21 aprile 1750 veniva ceduto al Conte Bernardino di Selve, ma, come vedremo in seguito ritornerà alle finanze Regie ed in seguito dispoticamente, alla Commenda Mauriziana di Stupinigi. Da premettere che con Ducali patenti 8 giugno 1678 Maria Giovanna Battista vedova del Duca Carlo Emanuele II e reggente il Ducato di Savoia in nome del figlio minore Vittorio Amedeo II (nato 1666) riconosceva all’Ordine Mauriziano un annuo appannaggio di lire 28800 a carico delle finanze Ducali, a carattere provvisorio, a titolo di compimento dote stabilita in 15.000 (quindicimila) scudi dalla bolla Pontificia 29 gennaio 1573 di Papa Gregorio XIII a carico del Duca Emanuele Filiberto all’atto di fondazione dell’Ordine dei Maurizio e Lazzaro.

A regolare in modo definitivo la posizione dei beni allodiali e feudali di Vinovo appartenenti al Regio Patrimonio intervenivano le Magistrali patenti 14 luglio e 17 agosto 1753, in seguito alle quali smembrati tali beni dal Patrimonio suddetto venivano dallo Stato dispoticamente ceduti a titolo di proprietà all’Ordine Mauriziano o più precisamente alla Magistrale Commenda di Stupinigi con l’aggiunta di altri possedimenti come segue: Feudo di Vinovo con relativa giurisdizione e Castello, Reddito L. 25221”10.

Castello e beni di Mirafiori (G.te 397 20; 7 oncie 4). Redditto L. 9766 ”00.

Beni del Parco (Regio) di Torino attiguo alla Dora Riparia. Reddito L. 17200 ”00.

Totale reddito L. 52187”10.

La cessione e donazione di cui sopra fu attuata da Re Carlo Emanuele III (il vincitore della battaglia dell’Assietta) a scioglimento impegno della ricordata dote di scudi d’oro 15.000 assegnati dal Duca Emanuele Filiberto di Savoia alla Sacra Religione dei S. Maurizio e Lazzaro in virtù dell’istrumento di fondazione 29 gennaio 1573.

La Real carta di notifica diretta al Consiglio dell’Ordine Mauriziano infatti assunse subito carattere definitivo poiché mentre completava la dote Stataria annullava conseguentemente e contemporaneamente le citate Ducali patenti di Madama Reale Maria Giovanna Battista dell’8 giugno 1678 che assegnava d’appannaggio aggiuntivo di annue lire 28800 all’Ordine. Si può quindi affermare che da tale data Stupinigi entra a fare parte della Comunità di Vinovo staccandosi da quella di Orbassano mentre il territorio della circoscrizione parrocchiale dei SS. Desiderio e Bartolomeo di Vinovo continua ad estendersi e raggiungere, probabilmente come nel passato, Vicomanino con da unita Cappella ad esso annessa lungo da strada Pracavallo demolita ed il vecchio solitario antico pilone della Santissima Vergine Omonima ora devoto Santuario Mariano neoclassico, in dialetto della Madona ‘d Rumanin. E con tale prima aggiunta la proprietà Mauriziana facente capo al Castello di Stupinigi raggiunge la superficie di circa 4000 Giornate superficiali.

I beni di Vinovo comprendevano: Castello e parco con terreni attigui; il mulino e relativa roggia di derivazione dal torrente Chisola in territorio di Piobesi con, resiga, battitore di canapa, pista da olio e macina per cereali;

La cascina del mulino;

La cascina del Castello (in parte attualmente ancora dell’Ordine) suddivisa in due lotti;

Le due cascine del Pasco i cui terreni fiancheggiano i lati della vecchia e della nuova strada tendente a Candiolo;

Parte dei tetti Borno;

La cascina Polonghera;

La cascina Braida;

Le cascine Torrette comprendente il territorio Scarrone di Giornate 500 circa affiancate dalle cascine Dufour e

Berlenda (demolite);

Casa denominata della Madonnina.

Terreni un po’ ovunque sparsi della superficie di circa 100 Giornate superficiali;

Alcune case in Vinovo;

Cappella sotto il titolo della Vergine;

Diritti feudali vari.

(continua)

m. b.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*