CENNI STORICI DI STUPINIGI – 7° puntata

Anno IX N.1,  Agosto 1982
Stupinigi, cenni storici – 7° puntata

Morto l’architetto Prunotto nel 1771, morti gli architetti G. B. Ravelli ed il Conte Biraghi di Borgaro (quest’ultimo deceduto nel 1785) non poteva succedere ad essi se non il più qualificato, architetto Ludovico Bo che aveva iniziata la sua carriera a Stupinigi come assistente nel 1749, nato a S. Maurizio Canavese nel 1720 morto ivi nel 1791 poco dopo avere completato la costruzione della Palazzina di Stupinigi, progettando e costruendo verso il 1790 le due ampie ali fronteggianti Torino destinate a scuderie reali. Si sposò una prima volta a Stupinigi con Francesca Maria Dellera l’11 febbraio 1759 morta il 25 agosto 1765 ed ivi sepolta nella Chiesa Parrocchiale in tumulo proprio.

Abitò per lungo tempo nel fabbricato denominato padiglione di levante (ora ambulatorio medico) e fu sempre presente a Stupinigi a tutti gli avvenimenti giorno e notte per qualsiasi evenienza. Scoppiò due volte l’incendio nella Palazzina di Caccia di notte, egli accorse sempre fra i primi a far battere i caratteristici rintocchi della campana e ad organizzare la dura opera di spegnimento per poi relazionare in ogni particolare l’accaduto ai superiori.

Nell’autunno del 1769 fu anche priore della locale compagnia del SS. Rosario e per l’occasione fece anche sparare i mortaretti.

Dalla sua assunzione alla morte egli segui tutti gli sviluppi tecnici, artistici, idraulici di Stupinigi. Scrisse decine, forse centinaia di lettere in italiano un po’ piemontesizzato dense di sincerità, introducendo ogni tanto qualche breve frase in latino, dirette quasi sempre al Direttore della Commenda comm. Alessandro Ceaglio; fu architetto ma anche e soprattutto esperto e molto pratico, si interessava della bagnatura della calce, della buona cottura dei laterizi (tutti i generi di laterizi venivano confezionati in apposite fornaci locali) ed in tutte le piccole cose murarie interveniva con molta competenza a correggere e ad indirizzare.

In una lettera relazione dell’ 11 settembre 1773 diretta al Commendatore amministrativo suddetto scrive: « Le significo che stamane sono venuti prima il sig. Duca del Chiablese in birochio, indi andò nel paese di caccia a cavallo; venne anche il sig. Principe di Piemonte (Carlo Emanuele IV nipote del primo) a cavallo e prima delle 9 sono ripartiti non assieme per Moncalieri ».

In altra lunga lettera, stesso indirizzo, delli 8 ottobre 1773 fra l’altro scrive: « e Le avrei fatto osservare, quanto sanno fare gli architetti piemontesi quando se la presenta occasione, abbenché non sijno stati a Roma e vista l’Italia ».

I lavori eccezionali a cui fa cenno la nota furono predisposti quasi certamente per il matrimonio della figlia del Re Vittorio Amedeo II, Principessa Maria Teresa, celebratosi in Stupinigi dal 17 al 20 ottobre di quell’anno con il Conte d’Artois poi Re Carlo X di Francia.

In altra lettera delli 8 novembre successivo ricorda che si stanno raccomodando i coperti (tetti) guastati dal gioco del pallone lungo la cascina del massaro Gandiglio (S. Ippolito) ed il magazzino del bosco (attuale legnaia guastati dai cacciatori e palafrenieri.

Poi si vietò il gioco.

Sempre lo stesso giorno comunica a Torino che il Re ha ordinato la caccia con le tele di 400 cervi da distribuire in beneficenza. In generale il suo ricco epistolario è denso di saporitissime e sincere comunicazioni, giudizi obbiettivi e pratici, nei suoi scritti esprime abitudini, linguaggio, atteggiamenti caratteristici prettamente piemontesi.

Nell’anno 1773 per ordine Regio viene continuata e definitivamente terminata la nuova strada Stupinigi – dall’incrocio di quella ‘di Borgaretto – Moncalieri. I lavori furono avviati e completati dai partitanti, Domenico Bianchetto e Domenico Pagai; essa strada però era gìà stata tracciata fin dal mese di aprile 1763 su progetto dello stesso Architetto Bo.

Chiudo, ma avrei ancora tante altre cose e cosette da menzionare sulla densa attività dell’Architetto Bo, ricordando che nel bellissimo libro pubblicato nel 1973 edito a cura dell’Istituto bancario S. Paolo di Torino redatto con impegno ed amore, aggiungo molto modestamente, con singolare competenza, dal Prof. Augusto Cavallari Murat, è riprodotto, un bel ritratto dei Bo dipinto a colori attribuibile a Lorenzo Pecheux? (nella Palazzina c’è un quadro del Pecheux) nell’atteggiamento di indicare con il dito indice della mano sinistra, forse dal Padiglione di levante ove abitava con la moglie all’imbocco dello Stradone Reale di Torino appoggiato su di un tavolo di lavoro su cui sono deposti disegni, carte, squadre, un compasso, attrezzi vari a distanza normale, la Palazzina di Stupinigi riprodotta in prospettiva già completata della cupola di rame e del cervo di Francesco Ladatte dorati, ancora mancante detta parte inferiore dell’edificio che sarà poi costruita e terminata su progetto suo, come già è stato ricordato, nel 1790 anno prima della sua morte. Si tratta appunto delle due vaste ali rettilinee raccordate con semi circoli alla parte già esistente retrostante della Palazzina, fronteggianti la Città di Torino che danno imponenza Juvariana al Castello. Tali ali destinate inizialmente e per circa 100 anni a scuderie, nel 1895 furono trasformate in serre per la conservazione invernale delle piante ornamentali del Parco; sul tavolo sopra ricordato è posato un foglio di carta su cui sta scritto il suo nome -Ludovico Bo-.

Un altro grande lavoro fu progettato e fatto eseguire da lui nella sua raggiunta qualità di Misuratore Estimatore Generale ed Architetto Regio nei 1777, la ristrutturazione e rinnovazione del fatiscente Vecchio Castello di Stupinigi che, malgrado la costruzione della nuova Palazzina ed altri edifici complementari, assolse sempre un ruolo molto importante.

I lavori appaltati dal capo mastro Carlo Antonio Romano durarono alcuni anni con 20 mastri da muro (muratori) sulla base di dieci nitidissimi disegni originali conservati nell’Archivio Mauriziano di Torino.

Mentre la rinnovata costruzione conservò quasi intatte le originali linee di base medioevali, le parti interne e le aperture furono radicalmente trasformate, quasi come si osservano attualmente con criteri settecenteschi di fine secolo, la scala interna del fabbricato maggiore di sfondo fu introdotta obiettivamente soltanto sul declinare del secolo scorso su progetto del locale Economo Mauriziano Stefano Goffi; della vecchia scaletta si intravvedono ancora le tracce.

Nel fabbricato del Castelvecchio vi furono a suo tempo le abitazioni del sig. Curato, del chirurgo, del flebotomo, dello speziale, un documento parla anche della bottega del panettiere, del beccaio-macellaio con vicina ghiacciala per la conservazione delle carni e la somministrazione del ghiaccio agli ammalati, l’albergo ,con numerosi locali, scuderie, cucina, fienili, porticati, carceri feudali, ecc.

Al piano superiore del fabbricato maggiore (di sfondo e anche ai lati) c’erano le abitazioni delle guardie del corpo dì S.M. e fino al 1842 la maggior parte dei dragoni guardiacaccia a cui seguirono alcuni carabinieri a piedi.

Nelle note d’archivio certe volte si incontrano delle specie di contraddizioni per cui non è sempre facile raggiungere l’assoluta certezza.

Con la ristrutturazione del Castello Vecchio fu anche trasferito l’ingresso principale carraio che si trovava, come è già stato menzionato, a Nord, lato fronteggiante gli orti e l’attuale Albergo, e trasferito, mediante rottura tuttora percepibile del muro, nella torre Ovest di fronte ed a lato della nuova pubblica via di Vinovo. Rimangono alcune vestigie originali di finestre (aperture) ormai murate in stile romanico che fanno risalire il Castello al 1300 1400 circa, altre vestigie sono state messe in evidenza più recentemente, pur essendo sicuramente di epoca remota manifestano le operazioni di restauro. Le torri anticamente merlate e scoperte furono chiuse e coperte da tetto durante i restauri del 1777 e anni seguenti, riaperte di nuovo le merlature soltanto verso gli anni 1940 quando furono rifatti i muri interni ed esterni dell’intero maniero ed eliminata una piccola tettoia di servizio nell’angolo interno Est. Nel cortile smerciavano sovente negozianti ambulanti che venivano di fuori. L’intero fabbricato fu servito per secoli da un solo pozzo a carrucola fiancheggiato da truogolo, sostituito poi da una pompa verso il 1900 ed ora di recente provvisto di acqua potabile.

All’Architetto Bo nel 1778 venne aggiunto in qualità di collaboratore il misuratore Assistente delle fabbriche del Real Palazzo e della Magistrale Commenda di Stupinigi l’Architetto Piero Giovanni Petrino coadiutore dell’Architetto Michelangelo Audo.

A partire dal 21 marzo 1779 su progetto dell’Architetto Bo venne completata la costruzione dell’Esedra di ponente compresa fra i «Canili nuovi» ed il padiglione omonimo da lunga data sede dell’attuale rivendita sale e tabacchi con la veduta del pedone o ingresso centrale corrispondente ed identico a quello dell’Esedra di levante.

I locali interni della nuova Esedra destinati a magazzini e scuderie furono nel 1909, con il consenso Regio, in parte trasformati ed adeguatamente adattati per quei tempi a Scuole elementari maschili Mauriziane.

A riguardo del Castelvecchio non si può fare a meno prima di chiudere l’argomento anche ricordare iI Geometra e topografo Antonio Rabbini che nel 1842 riordinò tutto il fabbricato anche senza introdurre modificazioni sostanziali; fece una serie di disegni particolareggiati, racchiusi in un registro a più pagine conservato nell’archivio dell’Economia, dell’intero edificio con la numerazione di tutti i locali i cui numeri sono ancora oggi di attualità.

L’Architetto Bo sottoscrisse in data 19 marzo 1789 ancora piante e disegni di un nuovo appartamento della Palazzina per i Reali principi (molto numerosi a ‘quell’epoca) con locali sussidiari per cavalieri, dame e valletti. Non ho potuto rintracciare tali disegni, quindi non mi è possibile segnalare a cosa ‘potessero riferirsi; solo potrei pensare all’appartamento, che più tardi aggiornato, venne riservato al Principe di Carignano, credo, Eugenio Emanuele.

L’Architetto Bo morì nel suo paese natale S. Maurizio Canavese nel 1791 all’età di anni 71. Si può affermare che con l’opera sua fu completato e definito tutto il complesso artistico, civile e rustico idi Stupinigi come si trova tuttora chiudendo definitivamente l’opera Juvariana; le aggiunte artistiche successive furono irrisorie salvo forse la cancellata frontale in ferro dorato di accesso al giardino d’onore e alcune moleste introduzioni nei fabbricati-poderi che ruppero l’armonia e l’ordine stilistico del complesso edilizio originale di Stupinigi.

Interessanti da ricordare due Reali provvedimenti, il primo del 1 gennaio 1780 statuente una annua pensione di Lire 600 all’intendente economico e Direttore della Commenda di Stupinigi Comm. Don Giuseppe Ceaglio oramai al termine della carriera (il suo nome figura per l’ultima volta in un documento del 4 maggio 1781) che cessa di prestare servizio; il secondo del 31 gennaio 1784 — riconfermato definitivamente il 4 ottobre 1787 — della nomina a suo successore l’Architetto Civile e idraulico Michele Angelo Audo (già vice dal 29 aprile 1758) con lo stipendio di vecchie 1.000 Lire piemontesi più Lire 500 sui redditi della Commenda.

I documenti di chiusura non accennano all’attività svolta dai suddetti nella Commenda di S. Maria di Staffarda di cui si è data ‘notizia in precedenza.

L’Architetto Audo concluse la sua carriera prima alle dipendenze del Comitato delle Finanze Nazionali di Torino sorto in seguito alla occupazione francese del Piemonte di fine secolo, con il semplice titolo di cittadino Audo; dal gennaio 1801 al 1804 passò alle dipendenze dell’Amministrazione Economica dell’Ateneo Nazionale (Università), di Torino a cui era stato assegnato Stupinigi con le rimanenze dei suo patrimonio rimasto invenduto, di esso Ateneo era Direttore l’intraprendente Canonico Piero Bernardini Marentini; l’Audo infine concluse la sua carriera a Stupinigi di Architetto alle dipendenze della Casa Imperiale Napoleonica verso il 1806. Con la restaurazione del 1815 e la ricostituzione dell’Ordine Mauriziano la carica di Direttore della Commenda non fu più rinnovata. Della vecchia gerarchia amministrativa pre-rivoluzionaria Stupinigi inizialmente non conservò che l’Economo in quell’epoca Geom. Giuseppe Piatti succeduto da poco al già ricordato Clemente Silva.

m. b.

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