SANDRINE NICOLETTA

Sandrine Nicoletta, There is always someone dreaming asleep and someone dreaming awake, performance, 2011

 

Sandrine Nicoletta
(1970, vive e lavora a Londra)

Sandrine Nicoletta ricerca con il suo lavoro uno scambio dialettico con lo spazio e con il pubblico, indagando la condizione psicofisica dell’uomo e l’analisi del suo rapporto con i luoghi che attraversa. Nella formalizzazione delle proprie opere si avvale di diversi media, dalla performance all’installazione, con un’attenzione sempre presente al coinvolgimento del pubblico che viene condotto fisicamente su una soglia percettiva, una pausa – tema caro all’artista – di comprensione esistenziale che scaturisce dal dato materiale e spaziale e lo trascende.

L’artista mira così a reinventare lo spazio fisico, mentale e sociale, reinterpretandolo a cavallo di un sottile confine tra arte e vita.

Nel 2011 è stata invitata a partecipare all’appuntamento dedicato a Robert Filliou nell’ambito del progetto Fluxus Biennal 2010-2011 curato da Achille Bonito Oliva. L’opera proposta da Nicoletta, in linea con le azioni degli artisti fluxus, attiva l’intersezione e lo scambio con gli spettatori. La performance messa in scena al’Auditorium Parco della Musica di Roma è stata resa possibile attraverso la partecipazione attoriale di alcuni ragazzi dell’Accademia di Belle Arti della città, che hanno partecipato a una intensa attività di workshop con una forte componente interpretativa dell’inconscio. Ha collaborato all’opera la fashion designer Sara Loi con la quale l’artista ha ideato e realizzato gli abiti dei performer. L’azione è intervenuta nello spazio espositivo trasformandolo e coinvolgendo parimenti attori e spettatori in una temporanea dimensione onirica richiamata nel titolo dell’opera There is always someone dreaming asleep and someone dreaming awake (performance, 2011).

Nella mostra Intrerplay alla Galleria Maze di Torino (installazioni, foto, video, 2006) avviene l’integrazione del concetto di isola come spazio privilegiato per una ripartenza e come pausa, presente nella ricerca sviluppata dall’artista dal 2002 al 2005, con quello di ritmo. Esso è dato dalla raccolta di persone che, interrogandosi sul significato dell’opera, lì si concentrano entrando in connessione con questa e tra di loro attraverso improvvisazione e determinazione, in cerca di una soluzione e/o direzione. Alla base il concetto di nunc maxime (ora specialmente), figlio di una scelta che, in direzione di un cambio di prospettiva, subentra dopo un momento di sospensione.

Nell’aprile 2005 gli abitanti delle due città confinanti di Frankfurt (Germania) e di Slubice (Polonia) sono stati invitati da Sandrine Nicoletta, attraverso vari canali media e un consistente lavoro di volantinaggio, per essere fotografati, l’8 maggio alle cinque del pomeriggio, nel punto di contatto tra le due città: un ponte. È nata così la prima fotografia dei residenti di Slubfurt (nome derivato dalla crasi dei nomi delle due città). Lo scatto è stato fatto sul ponte, elemento di connessione ma anche l’unico luogo riconosciuto come appartenente ad entrambe le città, simbolo dell’unione tra religioni, lingue e paesi differenti. La fotografia è stata poi pubblicata nella doppia pagina centrale del giornale di Slubfurt in distribuzione gratuita per un mese. La foto sul giornale sanciva l’esistenza degli abitanti di Slubfurt (www.slubfurt.net).

A Nole Canavese nel 2006 l’artista, invitata nell’ambito di Eco e Narciso / LAP, realizza ciò che definisce un “percorso ginnico per la mente”, l’opera Io sono questo (installazione, 2006). Si tratta di un percorso che richiama quelli dedicati al benessere fisico, ma improntato su una serie di domande di ordine ontologico (“In che senso gira il pianeta (e io con lui)?”, “Sento la mia mano sinistra dall’interno?” sono alcuni dei quesiti). Le frasi, inscritte su supporti facenti parte dell’area naturalistica che unisce l’abitato della cittadina con la Stura di Lanzo, come pietre e tronchi, invitano chi cammina a interrogarsi su ciò che lo circonda e, immancabilmente su se stessi. L’opera prende forma dall’attitudine allo stupore dell’artista che afferma: “Ogni volta che mi reco in un posto nuovo trascorro molto tempo a osservare l’ambiente: sto ferma e sento tutto ciò che si muove intorno”, e dalla sua perizia nell’offrire la stessa occasione a ogni viandante.

www.sandrinenicoletta.com

Eco e Narciso

 

 

 

 

 

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