MOSTRA FOTOGRAFICA A STUPINIGI di GIUSEPPE MOCCIA

Nel corso di un anno Giuseppe Moccia ha esplorato e osservato il territorio di Stupinigi cogliendone la stratificazione tra l’impianto storico unitario e la molteplicità di componenti attuali, in sospeso tra la dimensione reale e quella ideale. Nella sua ricerca si interroga su quali relazioni simboliche, fisiche ed ecologiche tra abitanti e territorio intervengono a dare una nuova definizione al paesaggio di Stupinigi. Moccia assembla una nuova mappa del territorio di Stupinigi, una mappa umana ed emozionale sulla quale il visitatore è invitato a focalizzarsi su ogni elemento a distanza diversa per avere una visione d’insieme.
In mostra il lavoro di Moccia è affiancato dagli esiti delle attività di workshop che ha condotto con l’Associazione 4Clic di Nichelino: la proiezione di foto storiche di Stupinigi raccolte dall’Associazione coinvolgendo gli abitanti del territorio e la ricerca fotografica di Emiliano Saracco incentrata sull’Albero delle apparizioni.


Testo di Miranda Martino
Una mappa è utile per orientarsi. Per costruirla è necessario percorrere strade, attraversare luoghi, soffermarsi, ritornare, a volte perdersi nel territorio. Nel corso di un anno Giuseppe Moccia, liberato nei movimenti grazie al lungo periodo a sua disposizione, ha esplorato e osservato il nuovo volto di Stupinigi. L’uso di un territorio muta il paesaggio. Nei boschi di Stupinigi cambia direzione ai sentieri, ne crea di nuovi. Dissemina di tracce lo spazio e ci predispone all’ascolto di storie.  È infatti come se le immagini dell’artista fossero incipit, parole iniziali  sulle quali costruire narrazioni e  lasciare che il  pensiero rincorra l’immaginazione. Il tempo ha regalato all’autore calma e libertà, anch’essi territori preziosi, in cui ha potuto affinare lo sguardo. L’esito del suo lavoro è un distillato di umanità, presente attraverso la sua assenza, presente nelle tracce.Si susseguono sulla mappa indizi di persone, tracce di appuntamenti, a volte alla luce del sole a volte notturni, clandestini.  Elementi che generano la vita, come il letame, elementi che abusano della vita, evocate dalle scarpe femminili abbandonate o mimetizzate nel fogliame. E ancora la bellezza pura degli alberi, i tesori nascosti nei cavi o posati  ai loro piedi, la loro remissione sotto i colpi delle calamità naturali e la loro incursione nelle opere umane che a noi sembrano durature. E la desolata poesia degli attrezzi da lavoro e delle case abbandonate. Storie. Manca però la Storia, che pure connota fortemente questi luoghi, e che  accoglie chi percorre il viale che da Torino porta nelle braccia della Palazzina di Stupinigi. Manca Juvarra, è assente la visione prospettica, manca l’abbraccio delle Alpi. Siamo invitati ad avvicinarci e aderire al dettaglio,osservare e focalizzare le tracce umane. Il percorso qui proposto ci invita a muoverci utilizzando la nuova mappa umana emozionale assemblata dall’autore: ad alcune immagini bisogna avvicinarsi, per carpire ogni elemento, per altre dobbiamo  indovinare una giusta distanza, che ci consenta di avere una visione d’insieme. I frammenti compongono un mosaico organico e coerente. Tutto comunica l’idea di orientamento a cui dobbiamo fare riferimento quando apriamo una mappa. E poi la domanda. Se apriamo una mappa è perché abbiamo in mente una domanda. Dove si trova? Da che parte devo andare? Dove mi porterà questo sentiero?

 

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